giovedì 9 febbraio 2012

MES - LE NUOVE CATENE INVISIBILI

MES (MECCANISMO EUROPEO DI STABILITA’)
Le nuove catene invisibili


“Non è facile vedere la moderna schiavitù con le invisibili catene della vessazione perpetrata tramite politiche economiche speculative che estorcono denaro ai cittadini nella forma di contributi facendoli apparire come dovuti e necessari per il benessere del singolo cittadino.”
Lo scopo dichiarato del MES è quello di erogare prestiti (a condizioni strette) ai paesi  dell’eurozona che non possono più adempiere ai loro obblighi finanziari.  I compiti che prima avevano l’ FESF e l’EFSM passeranno ad esso e sarà gestito da un Consiglio  dei governatori composto dai 17 ministri delle Finanze dei paesi dell’eurozona  situati nell’Unione europea. Il trattato del MES recita all’articolo 8 che  l’organismo disporrà di un capitale sociale di 700 miliardi di euro per poi precisare  all’articolo 10, che il Consiglio dei governatori può decidere di  mutare l’importo e di adeguare l’articolo 8 in conseguenza.
Ma come farà l’Italia che già ha un debito mostruoso e grossissime difficoltà finanziarie a recuperare questi soldi?
All’articolo 9 si  prevede che il Consiglio dei governatori potrà esigere in qualsiasi momento il  versamento del capitale sociale non ancora versato (in meno di 7 giorni!) da parte degli Stati membri, in pratica il MES potrà esigere senza limiti il pagamento dei Paesi membri.  Il trattato non prevede alcun diritto di veto per i parlamenti nazionali. Nel MES sono i 17 ministri delle Finanze che votano all’unanimità su tutte le decisioni  importanti, e guarda caso Mario Monti oltre che premier è anche Ministro delle Finanze e quindi di diritto uno dei governatori del MES, ma ci sono anche altre persone  presenti a tutte le loro riunioni,  ufficialmente con lo statuto di “osservatori”.
Ci sono tre osservatori:
  • il membro della Commissione Europea responsabile per gli Affari economici e monetari,
  • il Presidente dell’Eurogruppo (un club informale di questi 17 ministri delle Finanze)
  • il Presidente della Banca Centrale Europea!
Si legge all’interno del documento che ha istituito il MES che le votazioni vanno prese all’unanimità, ma in realtà, non è necessario che tutti i 17 membri siano  d’accordo. Una decisione è anche valida quando i ministri non sono tutti  presenti, l’unanimità è intesa infatti come unanimità dei presenti! Ogni ministro rappresenta un numero di voti, proporzionale al capitale  sottoscritto dal suo paese. Quando i due terzi dei  ministri che rappresentano i due terzi dei voti totali sono presenti, possono  votare validamente. E il fatto di non votare non impedisce la decisione unanime,  purché non intervenga alcun voto contrario.
Il MES avrà il potere di svuotare le casse degli  Stati, senza che i parlamenti possano opporvisi. Le norme sono state stabilite  in modo tale che tutto il personale e tutti i partecipanti potranno fare o  lasciare fare quello che vorranno,  senza dover rendere conto ad alcun  parlamento, ad alcuna amministrazione e, cosa ancora più importante, ad alcuna magistratura. Per godere degli aiuti del MES è necessario che uno Stato abbia aderito non solo al Trattato che lo istituisce, ma che abbia anche ottemperato a tutte le regole in esso stabilite, quindi che abbia apportato le modifiche alla costituzione da esso richieste, che abbia contribuito con il capitale richiesto, in caso contrario interverranno le norme del Fiscal Compact…..
Il MES gode di un’immunità giuridica pressoché totale: recita infatti l’art.32 che “I beni, le disponibilità e le proprietà del MES, ovunque si trovino e da chiunque siano detenute, godono dell’immunità da ogni forma di giurisdizione, salvo qualora il MES rinunci espressamente alla propria immunità in pendenza di determinati procedimenti o in forza dei termini contrattuali, compresa la documentazione inerente gli strumenti di debito. I beni, le disponibilità e le proprietà del MES, ovunque si trovino e da chiunque siano detenute, non possono essere oggetto di perquisizione, sequestro, confisca, esproprio e di qualsiasi altra forma di sequestro o pignoramento derivanti da azioni esecutive, giudiziarie, amministrative o normative. Gli archivi del MES e tutti i documenti appartenenti al MES o da esso detenuti sono inviolabili. I locali del MES sono inviolabili. I membri del MES e gli Stati che ne hanno riconosciuto lo status giuridico e i privilegi e le immunità riservano alle comunicazioni ufficiali del MES lo stesso trattamento riservato alle comunicazioni ufficiali di un membro del MES. Nella misura necessaria allo svolgimento delle attività previste dal presente trattato, tutti i beni, le disponibilità e le proprietà del MES sono esenti da restrizioni, regolamentazioni, controlli e moratorie di ogni genere. Il MES è esente da obblighi di autorizzazione o di licenza applicabili agli enti creditizi, ai prestatori di servizi di investimento o ad altre entità soggette ad autorizzazione o licenza o regolamentate secondo la legislazione applicabile in ciascuno dei suoi membri.”
Praticamente nessuno (né un cittadino ne uno Stato Sovrano) potrà sindacare sul suo operato, ne agire in giudizio nei suoi confronti, ne ottenere un risarcimento per i suoi errori, il MES gode di una immunità totale e sotto qualunque profilo! E analoga immunità viene garantita ai membri “Nell'interesse del MES, il presidente del consiglio dei governatori, i governatori e i governatori supplenti, gli amministratori, gli amministratori supplenti, nonché il direttore generale e gli altri membri del personale godono dell’immunità di giurisdizione per gli atti da loro compiuti nell'esercizio ufficiale delle loro funzioni e godono dell’inviolabilità per tutti gli atti scritti e documenti ufficiali redatti.”
E, come se tutto questo non bastasse, il MES gode anche di un’esenzione fiscale e tributaria totale: esso infatti “Nell’ambito delle sue attività istituzionali, il MES, i suoi attivi, le sue entrate, i suoi beni nonché le operazioni e transazioni autorizzate dal presente trattato sono esenti da qualsiasi imposta diretta. I beni importati dal MES necessari all’assolvimento delle sue funzioni istituzionali sono esenti da ogni dazio e imposta all’importazione e da ogni divieto e restrizione all’importazione.” Questo significa che se il Governatore nonché Ministro delle Finanze Mario Monti, e così tutti gli altri Governatori, dovesse commettere qualsiasi atto compromettente, essendo difficile scindere quali azioni appartengano prettamente al MES e quali no, nessuno potrà agire nei suoi confronti.
Tirando le somme il MES sembra essere una specie di società per azioni i cui azionisti sono gli Stati firmatari (troppe sono le analogie con quest’ultima sia per ciò che concerne la modalità di costituzione (sottoscrizione del capitale, versamento di una parte del capitale sottoscritto e versamento della parte restante a seguito del richiamo da parte dell’amministratore); sia per quanto concerne la struttura degli organi di Governo (Consiglio dei Governatori, Consiglio di Amministrazione ed Amministratore Delegato). Inoltre, qualora si avesse ancora qualche dubbio sullo “scopo di lucro” del MES, bisogna evidenziare che il Trattato prevede anche la corresponsione di un “dividendo” a favore degli Stati soci.
Da questa società per azioni, una volta sottoscritta la quota di capitale (cioè dopo aver firmato il Trattato), non sarà più possibile recedere (i membri si impegnano irrevocabilmente ed incondizionatamente a versare il capitale sottoscritto e, in ogni caso, non vi è alcun articolo del famoso Trattato istitutivo che preveda e regoli la fuoriuscita dal MES). Ciò significa che gli attuali cittadini, e le generazioni future, degli Stati membri saranno condannati a subire, vita natural durante, le decisioni che verranno prese da questa società.”
E che dire poi dell’art. 48 comma 6 del Trattato dell’Unione Europea, che consente al Consiglio Europeo di decidere le modifiche negli articoli del trattato purché non comportino un ampliamento delle competenze dell’Unione? L’aggiunta apparentemente innocente a un paragrafo dell’articolo 136 che prevede «i paesi dell’UE che utilizzano l’euro sono autorizzati a istituire un meccanismo di stabilità per salvaguardare la stabilità dell’eurozona nel suo insieme» dà buona pace al non rispettato art 48 comma 6 del Trattato dell’Unione Europea! Qua non si tratta quindi più esplicitamente di stabilità finanziaria, ma anche di repressione degli scontri, di sorveglianza dei cittadini vivaci o di lotta contro qualsiasi elemento destabilizzante per l’eurozona, che potrà ai sensi dell’emendamento essere deferito di fronte ai nuovi enti europei …... Ciononostante nessun ministro e nessun parlamento nazionale ha fatto un cenno a Bruxelles dove continuano tranquillamente e rapidamente ad attuare il trattato del MES.
Questo governo europeo è un ente di facciata dell’oligarchia della finanza mondiale, nel quale agiscono e operano emissari dei grandi interessi economici mondiali privati.
Di conseguenza ai governi nazionali ben si addice il titolo di governo fantoccio in quando diventano meri esecutori di direttive emesse dall’élite finanziaria.
I cittadini, almeno in teoria, eleggono i loro rappresentanti politici per chiedere che vengano fatte delle azioni, e il modo in cui farle, nel loro interesse. Quindi sono i mandanti di ciò che viene fatto e come viene fatto per amministrare lo stato.
Nell’istituzione del MES i cittadini non hanno titolo alcuno, è una imposizione da organizzazioni e ristretti circoli elitari privati, con il beneplacito dei politici che danno il consenso tradendo i loro mandatari, cioè noi.
Lo scopo reale di questo Meccanismo Europeo di Stabilità è salvaguardare i profitti degli speculatori del mondo bancario internazionale caricando forzatamente l’onere delle perdite sui cittadini.

E COSA DIAVOLO È IL FISCAL COMPACT?

Il Fiscal compact è il “pacchetto” che, secondo quanto stanno cercando di inculcarci, per averci docili e sottomessi, dovrebbe portare ad un coordinamento delle politiche economiche e a migliorare la governance dell’eurozona. Le nuove regole prevedono che i paesi Ue s’impegnino ad avere il deficit sostanzialmente in equilibrio, con un valore massimo dello 0,5% rispetto al pil, e questa “regola d’oro” dovrà assumere la forma di una legge costituzionale o equivalente, quindi per tener fede a quest’impegno, i nostri amati parlamentari dovranno modificare la Costituzione Italiana o emanare una legge ad essa equivalente! La Corte di giustizia UE è l’organismo demandato a vegliare sulla corretta trasposizione di questa norma, ed in caso di mancato rispetto potrà anche imporre multe pari allo 0,1% del pil.
Nel caso in cui il deficit di un Paese superi la soglia del 3%, scatteranno sanzioni semiautomatiche. Gli altri Stati si impegnano infatti ad approvare le raccomandazioni della Commissione UE, che potranno essere bloccate solo con un voto a maggioranza qualificata rovesciata. Quanto al debito, è confermata la soglia del 60% e il ritmo medio di riduzione pari a un ventesimo all’anno. Con il fiscal compact previsto dal nuovo Trattato, i firmatari si impegnano a trascrivere nelle costituzioni o leggi fondamentali la doppia regola del pareggio di bilancio e dell’obbligo della riduzione del rapporto tra il debito pubblico e il Pil fino al 60 per cento. L’obbligo si estende all’introduzione di un meccanismo automatico di correzione delle deviazioni rispetto agli impegni. I firmatari hanno anche convenuto di assoggettare alla giurisdizione della Corte europea di giustizia eventuali controversie legali sull’applicazione del Trattato: ciò riguarda pertanto solo i modi della trasposizione delle nuove regole nelle costituzioni nazionali, non le controversie sul rispetto nel merito dei vincoli alle politiche di bilancio nazionali.
Il nuovo Trattato è stato sottoscritto almeno da otto paesi che oggi non partecipano all’euro e che, in cambio, hanno ottenuto di partecipare almeno una volta l’anno agli Eurosummit.
Un fatale meccanismo è all'opera: i tagli riducono la domanda. La caduta della domanda significa che le imprese venderanno meno. Le minori vendite delle imprese comportano il calo dei salari e l'aumento della disoccupazione, e quindi ulteriori riduzioni della domanda. E dimentichiamoci la democrazia, come Angela Merkel ha inflessibilmente annunciato, sarà la Corte Europea di Giustizia ora a determinare le politiche economiche, e «non potrai più cambiarle attraverso una maggioranza parlamentare»! Essa avrà potere di emettere sentenze sovranazionali e vincolanti per tutti gli Stati firmatari e, cosa ancora peggiore, potrà comminare sanzioni veramente elevate, chi non rispetterà quanto stabilito, infatti, potrà essere messo sotto accusa automaticamente e se non dovesse prendere provvedimenti in maniera autonoma, non solo la Commissione Europea potrà prenderli in luogo dello Stato riluttante ma potrà anche, denunciandolo agli altri Stati membri che a loro volta potranno attivare la Corte di Giustizia e fare in modo che quest’ultima condanni lo Stato a multe nell’ordine di 4 miliardi di euro e costringere lo stesso ( nel senso più pregnante della parola, data la tutela di norme costituzionali che andranno a ricoprire le norme previste) al pareggio di bilancio! L’unico modo per impedire che la denuncia di uno Stato membro in questo senso (in quanto è sufficiente la denuncia di un solo Stato) possa portare al provvedimento della Corte di Giustizia è che una maggioranza degli altri Paesi membri si opponga……cosa quest’ultima quasi impossibile!
I membri del parlamento europeo e quelli dei singoli parlamenti statali, ricordiamolo, gli unici eletti dal popolo, sono relegati a meri spettatori con la possibilità di discutere (ma non bloccare) quanto deciso dai membri della commissione europea.

COME FUNZIONA IL FISCAL COMPACT

Il fiscal compact, approvato il 02/02/2012 da venticinque paesi dell’Unione Europea, contiene due regole fondamentali. La prima è il pareggio di bilancio, o meglio il divieto per il deficit strutturale di superare lo 0,5 per cento del Pil nel corso di un ciclo economico. La seconda regola fissa un percorso di riduzione del debito pubblico in rapporto al Pil: dovrà scendere ogni anno di 1/20 della distanza tra il suo livello effettivo e la soglia del 60 per cento.
Molti ritengono che la regola sul debito sia la regola più severa. Mentre la regola sul pareggio di bilancio, apparentemente, viene accettata senza troppe discussioni, tanto che si trova già all’esame del Parlamento un disegno di legge costituzionale in tal senso e che è già stato approvato da un ramo del Parlamento. Al contrario, se si analizza meglio quello che le due regole tendono ad imporre la regola sul debito è in genere meno severa di quella del pareggio di bilancio. Se il bilancio è in pareggio, infatti non si genera nuovo debito, il debito in euro non cambia. Ogni variazione del Pil nominale si tradurrà, quindi, in una variazione del rapporto debito/Pil.
Non bisogna tuttavia dimenticare che, per rispettare la regola di 1/20, con il debito italiano al 120 per cento del Pil e il pareggio di bilancio è sufficiente che il Pil nominale cresca del 2,5 per cento. In tempi appena normali sono valori bassi. Perché si verifichino basta un po’ di inflazione.
Le cose vanno diversamente quando c’è una grave recessione: il Pil nominale può anche diminuire (in Italia, nel dopoguerra, è accaduto solo nel 2009) o crescere molto poco. Il sospiro di sollievo per l’attenuazione della regola del 1/20 può essere, quindi, giustificato oggi.
In condizioni normali, tuttavia, dovremmo preoccuparci di più della regola del pareggio di bilancio. E forse nel valutare le nuove norme europee dovremmo considerare quale sarà il loro effetto in tempi normali dell’economia.
Il periodo necessario per avvicinarsi al fatidico 60 per cento per l’Italia, partendo dal livello attuale, comporta per l’Italia nel 2033 un rapporto ancora all’80 per cento!!!!

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